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Durante la campagna di scavi, condotta nel castello di Squillace dall'Ecole Francaise, sono stati rinvenuti, in nuda sepoltura, nell'angolo interno della rocca coincidente con la torre poligonale, due scheletri avvinti in un tenero abbraccio.
Con i piedi rivolti verso l'apice nord-est della torre, mano nella mano, i due scheletri, ben conservati, lasciano avvolta nel mistero la fine tragica della loro vicenda umana, ma destano tanta tenerezza per la loro giacitura.
Le indagini e gli accertamenti scientifici disposti dalla Soprintendenza alle Antichità della Calabria e gli studi della stessa Ecole Francaise fanno risalire gli scheletri agli anni compresi tra il 1200 ed il 1300.
tanti erano i conflitti in quell'epoca che, dall'XI secolo fino al XIII, si intrecciano con avvenimenti politicamente rilevanti: le dominazioni bizantina, normanna, sveva, angioina, dei Montfort.
Basti solo ricordare che questa signoria si insediò in Squillace con frotte di cavalieri francesi o filofrancesi dopo la tragica fine di Manfredi e di Corradino di Svevia.
Possiamo pensare che la città sia stata teatro di avvenimenti cruenti sempre riconducibili a fattori di predominio nonchè a vicende misteriose ed esoteriche?
Riprendendo il discorso degli scheletri rinvenuti nel castello e riportandolo ai dati concreti, va detto che gli stessi sono quelli di una coppia: il maschio alto mt 1,70 e la femmina 1,68;
mano nella mano e con i rispettivi crani rivolti l'uno verso l'altro.
L'epoca a cui gli studiosi fanno risalire la morte ed il seppellimento, l'altezza stessa dei corpi sono preziosi elementi per ipotizzare che non si tratta di gente del luogo, bensì di "nordici", tenuto conto dell'altezza media dell'uomo meridionale.
Una curiosità: un noto rabdomante calabrese, circa 15 anni fa, aveva segnalato ad alcuni cittadini di Squillace la presenza di due scheletri seppelliti nel castello, segnalando anche la morte violenta della giovane coppia, nonchè l'esistenza con altri oggetti di un pugnale avvolto in pelle di serpente e l'aggirarsi di misteriosi mastini.
Queste indicazioni, seppure tutte da verificare, ci porterebbero all'araldica sveva ed a quella dello scudo dei Montfort.
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